Il 6 luglio 2022, a Strasburgo, il Parlamento europeo respinge la mozione che avrebbe bloccato il Complementary Climate Delegated Act. Risultato: 328 favorevoli, 278 contrari, 33 astenuti. Cinquanta voti di scarto su 639. Da quel momento il nucleare, insieme al gas naturale, entra a pieno titolo nella Tassonomia UE degli investimenti sostenibili.
Per i mercati finanziari, e di conseguenza per chi costruisce data center in Europa, è un punto di svolta più importante di quanto sia stato raccontato.
Cos'è davvero la Tassonomia UE
Il Regolamento 2020/852, in vigore dal 2020, non è una legge sull'ambiente. È una legge sul capitale.
Stabilisce un dizionario comune di attività economiche "sostenibili" per orientare i flussi di investimento privato. Sei obiettivi: mitigazione climatica, adattamento, acqua, economia circolare, inquinamento, biodiversità. Tre criteri da rispettare:
- Contribuire in modo significativo ad almeno un obiettivo.
- Non danneggiare in modo significativo gli altri (principio DNSH, do no significant harm).
- Rispettare le garanzie minime sui diritti sociali e del lavoro.
Un'attività che rientra in questi criteri può essere etichettata "tassonomicamente allineata". Per banche, fondi pensione e asset manager europei questa etichetta non è un vezzo: è la base su cui costruiscono i propri obblighi di disclosure ai sensi della SFDR e, dal 2024, della CSRD.
In pratica: senza Tassonomia, niente green bond.
L'atto delegato del 2022 e il compromesso politico
Il Complementary Climate Delegated Act (CCDA), adottato dalla Commissione a gennaio 2022 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2023, ha aggiunto due voci controverse all'elenco: nucleare e gas naturale, classificate come transitional activities.
Per il nucleare le condizioni DNSH sono stringenti, almeno sulla carta:
- piano operativo per un deposito definitivo dei rifiuti ad alta attività entro il 2050 (oggi nessuno stato membro lo ha realizzato);
- adozione di accident-tolerant fuel entro il 2025;
- fondo finanziario dedicato a decommissioning e gestione dei rifiuti;
- autorizzazione alla costruzione di nuovi reattori entro il 2045.
Austria e Lussemburgo hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia UE per annullare l'inclusione. La causa è ancora pendente. Ma il regime è operativo, e i primi green bond nuclear-eligible sono stati emessi nel 2023 da EDF.
Le tre Europe del nucleare
L'Unione non parla con una voce sola. Si è formata una geografia chiara, che condiziona dove sarà conveniente localizzare i prossimi data center.
| Stato | Mix nucleare 2024 | Posizione policy | Hyperscaler attivi |
|---|---|---|---|
| Francia | 70% | Programma EPR2, sei reattori nuovi | AWS Paris, OVH, Scaleway |
| Finlandia | 33% | Olkiluoto 3 operativo dal 2023 | Google Hamina, Microsoft Espoo |
| Svezia | 30% | Riapertura piano nucleare post-2022 | AWS Stockholm, Microsoft Gävle |
| Repubblica Ceca | 36% | Gara Dukovany aggiudicata 2024 | Microsoft Praga |
| Ungheria | 47% | Paks II in costruzione | Limitati |
| Germania | 0% | Atomausstieg completato 15 aprile 2023 | AWS Frankfurt, tutti i grandi |
| Spagna | 20% | Phase-out programmato 2027-2035 | Microsoft Madrid, AWS Aragón |
| Belgio | 41% | Phase-out posticipato al 2035 | Google Saint-Ghislain |
| Italia | 0% | DDL nucleare 2025 in discussione | Pochi DC hyperscale |
Nel 2023 nasce a Parigi la European Nuclear Alliance: quattordici stati membri che coordinano posizioni comuni a Bruxelles. Sul fronte opposto, la "Friends of Renewables" guidata da Berlino, Madrid e Vienna. Le due coalizioni si scontrano su ogni atto delegato successivo al CCDA, incluso il pacchetto sull'idrogeno low-carbon.
Perché un operatore di data center dovrebbe interessarsene
L'effetto più immediato passa per il costo del capitale. Un data center alimentato da un PPA dedicato con una centrale nucleare francese può oggi:
- essere finanziato tramite green bond emessi sotto lo EU Green Bond Standard in vigore da dicembre 2024;
- accedere a linee di credito della Banca Europea per gli Investimenti riservate ad attività tassonomicamente allineate;
- ridurre lo spread richiesto dagli investitori ESG, in alcuni casi di 15-25 punti base secondo dati Climate Bonds Initiative 2024;
- entrare nei panieri dei fondi articolo 9 SFDR, finora preclusi a chi usa elettricità da gas naturale anche se efficiente.
C'è poi il fronte del reporting. La CSRD impone alle grandi imprese, hyperscaler inclusi, la rendicontazione dettagliata di Scope 1, 2 e 3. L'elettricità nucleare ha un fattore di emissione tra 12 e 25 gCO2/kWh, contro i 400-900 del gas a ciclo combinato e gli 820-1.000 del carbone tedesco residuo. Per chi vende capacità di calcolo a clienti finanziari o pubblici europei, è una differenza che entra direttamente nei bilanci di sostenibilità del cliente.
L'aspetto è particolarmente sensibile per i workload di intelligenza artificiale. Un cluster di training GPU di nuova generazione assorbe tra 30 e 100 megawatt continui per mesi. Se quel consumo è coperto da elettricità low-carbon certificata, il prodotto finale (un modello fondazionale, un servizio inferenziale) si presenta con un profilo emissivo radicalmente diverso. Gli ordini della Commissione sul carbon footprint dei modelli AI, attesi nel 2026, andranno in questa direzione.
Infine c'è la stabilità di prezzo. I PPA nucleare francesi siglati nel 2023-2025 da Microsoft, Amazon e Meta si attestano intorno ai 70-80 €/MWh su orizzonti di 10-15 anni. Il fotovoltaico iberico è più economico in giornata, ma richiede storage e backup per il baseload 24/7 di un data center AI. Negli Stati Uniti, il riavvio di Three Mile Island Unit 1 firmato da Microsoft con Constellation nel settembre 2024 è il modello esplicito che diversi operatori europei stanno provando a replicare con EDF e Vattenfall.
Il rovescio della medaglia
Sarebbe ingenuo presentare la Tassonomia come una manna senza ombre.
Primo problema: il DNSH è in larga parte ipotetico. Nessuno stato membro UE ha oggi un deposito definitivo operativo per le scorie ad alta attività. La Finlandia con Onkalo è la più avanzata, ma l'avvio è atteso non prima della fine del decennio. Gli emittenti di green bond nuclear-eligible si basano dunque su piani, non su impianti.
Secondo: l'accusa di greenwashing contabile. Diverse ONG, e una parte degli investitori istituzionali, considerano l'etichettatura del nucleare un compromesso politico più che tecnico. Storebrand, PensionDanmark e altri fondi nordici hanno escluso il nucleare dai propri portafogli "dark green" anche dopo il 2022.
Terzo: il lock-in di lungo termine. Un reattore EPR2 ha tempi di costruzione di 10-15 anni e vita utile di 60. Un parco solare si costruisce in 18 mesi e ammortizza in 8. Per chi pianifica capacità data center oltre il 2040, la domanda non è solo "è verde", ma "è la tecnologia giusta per il carico?".
Cosa aspettarsi nei prossimi diciotto mesi
La sentenza della CJEU sul ricorso austriaco è attesa entro fine 2026. Un annullamento dell'inclusione del nucleare costringerebbe la Commissione a riscrivere il CCDA, con potenziali effetti retroattivi sui green bond già emessi. Lo scenario, secondo gli analisti di Bruegel, resta improbabile ma non remoto.
Sul piano industriale, la Francia conta di chiudere entro il 2027 i contratti per i primi tre EPR2. La Repubblica Ceca ha aggiudicato Dukovany a KHNP nel 2024, con avvio commerciale previsto 2036. La Polonia ha firmato con Westinghouse per il primo AP1000 a Choczewo.
Per i data center italiani il quadro resta peculiare. Senza generazione nucleare domestica e con un mix ancora fortemente gas-dipendente (oltre il 45% nel 2024), l'allineamento alla Tassonomia passa per import di elettricità verde via interconnettori o per PPA solari di grande scala. Il DDL nucleare in discussione al Senato cambierebbe la prospettiva, ma su orizzonti che superano il 2035.
Nel frattempo, chi sta progettando capacità in Francia o nei Paesi nordici parte con un vantaggio finanziario misurabile. Non è una vittoria del nucleare sul rinnovabile. È, più prosaicamente, una vittoria della classificazione regolatoria sul mercato. Che è esattamente ciò che la Tassonomia è stata progettata per fare.