30 maggio 2026. Si chiude la finestra per comunicare all'Agenzia delle Entrate gli investimenti ZES dell'anno. È la terza volta che il rito si ripete, ma la prima con una differenza sostanziale: chi ha presentato la comunicazione sapeva già che l'incentivo esisterà anche nel 2027 e nel 2028.
Sembra un dettaglio contabile. Non lo è. Per chi pianifica investimenti infrastrutturali — dove tra decisione e cantiere passano anni — la differenza tra un incentivo rinnovato di anno in anno e un incentivo triennale è la differenza tra una scommessa e un piano industriale.
1. Da dove viene la ZES Unica
Il decreto-legge 124/2023 (convertito dalla legge 162/2023) ha fatto pulizia: le otto ZES regionali del Mezzogiorno, ciascuna con il suo commissario e il suo perimetro, sono confluite dal 1° gennaio 2024 in un'unica Zona Economica Speciale. Dentro: tutti i comuni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Dal 2025, con la legge 171/2025, si sono aggiunte Marche e Umbria: dieci regioni in totale.
Due gli strumenti che contano:
- Il credito d'imposta sugli investimenti in beni strumentali e immobili
- L'autorizzazione unica via Sportello Unico Digitale (S.U.D. ZES), operativo dal 1° marzo 2024, con procedimento che si chiude in 60 giorni
Questo articolo riguarda il primo. Sul secondo — e su come si incastra con il nuovo procedimento unico per i data center della legge 49/2026 — torniamo nel prossimo pezzo.
2. Il triennio: i numeri sul tavolo
La legge di bilancio 2026 ha stanziato risorse per tre anni:
| Anno | Stanziamento | Tetto per progetto |
|---|---|---|
| 2026 | 2.300 milioni € | 100 milioni € |
| 2027 | 1.000 milioni € | da definire |
| 2028 | 750 milioni € | da definire |
Tre osservazioni sui numeri.
Primo: 4 miliardi in tre anni è la conferma più lunga mai data alla misura. Il credito ZES era nato annuale, rinnovato di volta in volta con stanziamenti tra 1,8 e 2,2 miliardi. Il segnale politico è: la misura è strutturale.
Secondo: la curva è discendente — 2.300, 1.000, 750. Chi può anticipare gli investimenti al 2026 gioca con il plafond più capiente. Chi rimanda al 2028 si contenderà un terzo delle risorse del primo anno.
Terzo: il tetto di 100 milioni per progetto qualifica il target. Non è una misura pensata solo per i capannoni: a quei massimali si finanziano stabilimenti, logistica pesante, infrastrutture digitali.
3. Come funziona, in pratica
Il meccanismo è ormai rodato su tre cicli annuali:
- Comunicazione preventiva all'Agenzia delle Entrate (per il 2026: dal 31 marzo al 30 maggio) con le spese sostenute da inizio anno e quelle previste fino al 31 dicembre
- Riparto: l'Agenzia divide le risorse disponibili per le richieste ammissibili e pubblica la percentuale effettivamente fruibile
- Comunicazione integrativa a consuntivo, con fatture e attestazioni
- Fruizione in compensazione F24
Le aliquote seguono la Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale: fino al 40% per le grandi imprese nelle regioni principali del Mezzogiorno, con maggiorazioni di 10 punti per le medie e 20 per le piccole imprese. L'investimento va mantenuto nell'area per almeno cinque anni.
4. Il nodo che nessuno mette nei comunicati: il riparto
La percentuale pubblicata per l'ultimo ciclo è il numero più importante e meno citato: 60,3811%. Significa che chi aveva titolo a 100 di credito ne ha potuto compensare 60,38 — perché le richieste hanno superato lo stanziamento e il riparto è pro-quota.
Le ZES di Marche e Umbria e le Zone Logistiche Semplificate, con platee più piccole, hanno fruito del 100%.
Per la pianificazione finanziaria la conseguenza è netta: il credito ZES va messo a budget come range, non come valore puntuale. Un piano che regge solo se l'incentivo arriva al 100% non è un piano, è un auspicio. Il triennio aiuta anche qui: chi non satura il tetto in un anno può modulare le tranche di investimento su tre esercizi.
5. Cumulabilità: il moltiplicatore silenzioso
Il credito ZES è cumulabile con altre agevolazioni — inclusi i crediti per beni 4.0/5.0 — nei limiti del costo sostenuto e delle intensità massime della Carta regionale. Per un investimento tecnologico nel Mezzogiorno, la combinazione ZES + transizione digitale è il vero moltiplicatore: due strumenti distinti, due basi di calcolo, un solo progetto.
I dettagli applicativi del cumulo non sono banali e la prassi dell'Agenzia si sta ancora assestando. Qui il consiglio è poco originale ma onesto: prima di iscrivere il cumulo a piano, farlo validare da chi firma i bilanci.
6. Cosa significa per le infrastrutture digitali
Un data center è, ai fini ZES, un investimento in beni strumentali e immobili in area agevolata: il caso d'uso quasi perfetto della misura. Capex concentrato, orizzonte pluriennale, radicamento territoriale ben oltre i cinque anni richiesti.
Per il progetto Apulia Tech Hub il triennio 2026-2028 coincide con la finestra di sviluppo del campus: la sovrapposizione tra curva degli investimenti e curva degli stanziamenti non è un dettaglio di calendario, è uno dei motivi per cui il Mezzogiorno oggi compete con i poli data center del Nord Europa anche sul costo del capitale.
La ZES Unica non è più un esperimento: è un regime. E i regimi, a differenza degli esperimenti, si mettono a bilancio.
Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza fiscale. Aliquote, massimali e percentuali di riparto vanno verificati sui provvedimenti ufficiali al momento dell'investimento.