4 giugno 2026: la Camera dei Deputati approva in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. 155 sì, 86 no, 8 astenuti, cartelli di protesta in Aula. Il testo passa al Senato.
Nella nostra serie di maggio sul nucleare ci eravamo fermati un passo prima di questo voto. È il momento di chiudere il cerchio — e di essere precisi su una cosa che il dibattito confonde sistematicamente: cosa questa legge fa, e cosa non fa.
1. Cos'è una legge delega (e perché conta la differenza)
Una legge delega non disciplina la materia: autorizza il governo a disciplinarla, entro perimetri e principi fissati dal Parlamento. Approvata la delega, il governo ha dodici mesi per scrivere i decreti legislativi che contengono le regole vere.
Tradotto: il 4 giugno non è stato approvato il ritorno al nucleare in Italia. È stato approvato il mandato a scrivere le regole del ritorno al nucleare. La distanza tra le due cose è tutta nei decreti attuativi, ed è lì che si vedranno gli attriti veri.
2. Cosa c'è dentro
I campi di intervento delineati per i futuri decreti:
- costruzione ed esercizio di impianti di nuova generazione, con focus su SMR — piccoli reattori modulari — anche in forma avanzata (AMR) e microreattori
- produzione di idrogeno tramite energia nucleare
- gestione del combustibile esaurito e sicurezza degli impianti
- riordino della governance di settore, con ridefinizione delle funzioni degli enti competenti e istituzione degli organismi di controllo
La scelta tecnologica è dichiarata: non grandi reattori di terza generazione, ma modularità. Il riferimento alla quarta generazione autofertilizzante, con capacità di ridurre il volume dei rifiuti, è la risposta politica al nodo delle scorie — il nodo su cui, in Italia, ogni discussione nucleare si è arenata dal 1987.
Il calendario dichiarato dal ministro Pichetto Fratin per i primi reattori operativi è 2034-2035.
3. Dove siamo adesso
| Tappa | Stato |
|---|---|
| Approvazione Camera | 4 giugno 2026 ✓ |
| Approvazione Senato | in corso |
| Decreti legislativi | 12 mesi dalla delega |
| Primi reattori operativi | 2034-2035 (obiettivo dichiarato) |
Il governo contava sull'approvazione definitiva prima della pausa estiva. Al 24 giugno 2026, data di questo articolo, il via libera definitivo del Senato non è ancora arrivato: il provvedimento resta all'esame di Palazzo Madama. Aggiorneremo questo passaggio quando ci sarà da aggiornarlo.
4. Cosa la delega non risolve
Tre assenze, e sono le tre che contano.
I siti. La delega non individua alcuna localizzazione. La scelta dei luoghi è rimandata ai decreti e alle procedure che essi definiranno, con tutto ciò che questo implica in termini di consenso locale — un tema su cui il Paese ha una casistica poco incoraggiante, e non solo sul nucleare.
Il deposito nazionale. La gestione dei rifiuti radioattivi esistenti resta un cantiere aperto da vent'anni, indipendente dal nuovo nucleare e ancora senza sito definito.
Il prezzo. Nessuna legge delega può dire quanto costerà il kilowattora prodotto da un SMR italiano nel 2035, perché nessuno al mondo ha ancora una serie storica di SMR commerciali su cui calcolarlo.
5. Perché per i data center la risposta onesta è "non ancora"
Qui serve dire una cosa impopolare in un settore che ama associare AI e nucleare in ogni comunicato.
Il nucleare non alimenterà i data center italiani di questo decennio. Un impianto in esercizio nel 2034-2035, nell'ipotesi migliore e senza slittamenti, arriva dopo la vita utile di un intero ciclo di refresh tecnologico dei data center che si stanno autorizzando adesso. Chi oggi vende un progetto di data center "nuclear-ready" in Italia sta vendendo una diapositiva.
Ciò che alimenta i data center italiani nei prossimi otto anni è quello che c'è: rinnovabile, rete, accumuli, efficienza. Ed è esattamente per questo che la localizzazione nel Mezzogiorno pesa più di qualunque roadmap atomica — l'energia rinnovabile in eccesso esiste già, oggi, e in alcune ore viene addirittura tagliata per mancanza di carico.
Detto questo, la delega conta per tre ragioni concrete anche per chi progetta infrastrutture digitali:
- Bancabilità di lungo periodo. Con la EU Taxonomy che ammette il nucleare tra le attività finanziabili a condizioni definite, un quadro normativo nazionale rende pensabili PPA di durata ventennale che oggi non hanno una controparte italiana.
- Baseload programmabile negli anni '30. Per un carico piatto 24/7 come un campus AI, la disponibilità futura di generazione firm accanto alla rinnovabile cambia il profilo di rischio di un contratto di lungo termine.
- Governance e sicurezza. Il riordino degli enti di controllo produrrà competenze e standard di sicurezza fisica e cyber su infrastrutture critiche che ricadranno anche fuori dal perimetro nucleare.
6. Come leggeremo il prossimo anno
Tre indicatori, in ordine di importanza: la data del voto in Senato, la qualità del primo decreto attuativo sulla governance, e il modo in cui il tema della localizzazione verrà affrontato — se con procedure partecipative serie o con l'ennesimo tentativo di decidere prima e spiegare dopo.
Nel 1987 l'Italia ha chiuso una stagione con tre quesiti referendari. Nel 2026 ne apre un'altra con una legge delega. La differenza tra le due date sono trentanove anni; la differenza tra la legge e i reattori sono altri otto, nella migliore delle ipotesi. Vale la pena tenerlo a mente ogni volta che qualcuno mette AI e atomo nella stessa frase.
Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale o finanziaria. Lo stato dell'iter parlamentare è aggiornato alla data di pubblicazione.