A dicembre 2025 abbiamo pubblicato su questo blog un articolo intitolato "Puglia Data Center Valley: la visione ITH". Era, dichiaratamente, una tesi: la Puglia ha le caratteristiche fisiche per diventare il polo di calcolo del Mediterraneo.
Otto mesi dopo, quella tesi ha dei numeri. Alcuni migliori di quanto avessimo scritto. Uno peggiore.
1. Il dato che conta: 7,7 GW
Secondo le richieste di connessione presentate a Terna, la Puglia è oggi la prima regione del Mezzogiorno e la quarta in Italia per interesse degli investitori nel settore, con domande per circa 7,7 GW complessivi.
La distribuzione è concentrata:
- 19 progetti nell'area metropolitana di Bari
- 5 progetti nel brindisino
Per dare la scala: 7,7 GW sono più della metà del fabbisogno di punta di un paese come il Portogallo, e circa otto volte la potenza dei quattro programmi dichiarati strategici dal Consiglio dei Ministri a luglio e agosto messi insieme. Sono richieste, non impianti — e su questa distinzione torneremo — ma sono richieste presentate a un gestore di rete da soggetti che pagano per presentarle.
2. I progetti sul tavolo
La stampa nazionale e locale ha raccontato nei mesi scorsi un pacchetto di iniziative di dimensioni non provinciali:
| Progetto | Potenza | Note |
|---|---|---|
| Adriatic DC Bari | ~200 MW | riconversione dell'ex Manifattura Tabacchi |
| Adriatic DC Brindisi | ~500 MW | secondo polo hyperscale in area industriale |
| Adriatic DC Hub | ~1,5 GW | campus su circa 800 ettari |
I primi cantieri sono attesi entro la fine del 2026. Per il solo progetto di Bari l'investimento iniziale stimato è di circa 2 miliardi di euro.
Vale la pena notare cosa hanno in comune le prime due voci: sono brownfield. Una manifattura tabacchi dismessa e un'area industriale già compromessa. È la differenza che separa la Puglia dal sud di Milano, dove i progetti stanno atterrando su terreno agricolo e trovano comitati organizzati.
3. Il numero da maneggiare con le pinze
Circola con insistenza una cifra: 100 miliardi di investimenti in data center "annunciati o in sviluppo" in Puglia.
Diciamolo chiaramente, perché la credibilità di un territorio si costruisce anche rifiutando i propri numeri gonfiati: quella cifra è la somma di annunci, non di delibere, non di contratti, non di titoli autorizzativi. Include progetti in fase di studio preliminare, opzioni su terreni, manifestazioni di interesse. Sommarli e presentarli come pipeline è metodologicamente indefendibile.
Il confronto che conta è un altro, ed è meno lusinghiero: i programmi passati per la dichiarazione di strategicità nazionale ai sensi dell'art. 13 del Decreto Asset sono sette, per oltre 25 miliardi. In Puglia, zero.
La Puglia guida la classifica delle richieste di connessione e non compare in quella delle delibere. È esattamente la distanza che separa l'interesse dall'investimento, e chiuderla è il lavoro dei prossimi diciotto mesi.
4. Perché la geografia continua a dare ragione alla tesi
I fondamentali che avevamo elencato a dicembre non sono cambiati, e nel frattempo si sono rafforzati:
- Energia in eccesso. La regione produce più rinnovabile di quanta ne consumi e in alcune ore la produzione viene tagliata per mancanza di carico locale. Un data center è il carico che manca.
- Rete meno satura. Mentre in Lombardia si concentrano circa 20 GW di richieste su nodi già densi, i nodi pugliesi hanno margini reali.
- Cavi sottomarini. Gli approdi mediterranei e il nuovo hub regionale coordinato dall'Italia spostano il baricentro della connettività verso Sud.
- ZES Unica. Credito d'imposta triennale 2026-2028 e autorizzazione unica ZES, cumulabili con il quadro nazionale.
- Aree industriali dismesse. Disponibili, servite, spesso già connesse, e con comunità che il lavoro industriale lo cercano.
5. Le cinque condizioni perché diventi vero
Nessuna delle seguenti è scontata, e chi dice il contrario non aiuta la Puglia:
- Capacità di rete verificata nodo per nodo. Con la trasparenza imposta a Terna dal DL 21/2026, i 7,7 GW di richieste andranno confrontati con la capacità reale: una quota consistente non si realizzerà, ed è normale.
- Consenso costruito prima, non spiegato dopo. La lezione di Lacchiarella vale anche a Bari. Il brownfield aiuta, ma non basta.
- Acqua. Il raffreddamento in un clima mediterraneo è un problema tecnico serio: sistemi a circuito chiuso, ad aria o ad adsorbimento non sono un dettaglio ingegneristico, sono la licenza sociale a operare.
- Competenze. Un campus da centinaia di MW richiede figure che oggi in regione non ci sono in numero sufficiente. Senza percorsi formativi partiti in anticipo, i posti qualificati arrivano da fuori e il beneficio locale si dimezza.
- Almeno un programma sopra il miliardo che arrivi in Consiglio dei Ministri. È il segnale che trasforma una classifica di richieste in una pipeline.
6. Dove ci collochiamo
Il progetto Apulia Tech Hub non è il più grande di questa lista, e non è quello che cerca di esserlo. La nostra tesi è che il valore per il territorio non si misuri in megawatt installati ma in tre cose: quanta energia altrimenti tagliata viene assorbita, quanto calore di scarto viene riusato, e quante competenze restano in regione quando il cantiere chiude. Sono i tre indicatori su cui, come Società Benefit, accettiamo di essere misurati.
A dicembre scrivevamo una visione. Oggi la Puglia è quarta in Italia per richieste di connessione e prima nel Mezzogiorno, con zero progetti dichiarati strategici. Il 2027 dirà quale delle due metà di questa frase pesa di più.
Nota: le cifre sui progetti annunciati derivano da fonti giornalistiche e da comunicazioni degli operatori; le richieste di connessione non equivalgono a impianti autorizzati o realizzati.